Vincenzo Di Giosaffatte (Penne, 1935 – Udine, 2006) è stato uno dei più autorevoli esponenti dell’arte ceramica in Italia, nella seconda metà del secolo passato. Giudizio valido tanto nell’ambito di una personale creatività artistica, gratificata da prestigiosi riconoscimenti critici ed espositivi, quanto nel campo della didattica: dopo aver guidato gli istituti d’arte di Foggia, Sulmona e Ascoli Piceno, diresse per venticinque anni quello di Castelli. Qui egli operò con impegno appassionato e lungimirante per la rinascita qualitativa del celebre centro abruzzese, che, caso unico, aveva rivestito durante quattro secoli un ruolo di eccellenza nella ceramica d’arte. Inoltre, durante la sua direzione dell’Istituto castellano, Di Giosaffatte fu il promotore, in primo luogo a sussidio della formazione degli studenti, ma anche di un pubblico colto, della “Raccolta Internazionale di Arte Ceramica Contemporanea”, che conta attualmente opere di oltre trecento artisti ceramici di ogni parte del mondo, ed è stata annoverata tra i musei di interesse regionale dell’Abruzzo.

Assai rilevante anche il suo impegno per la promozione di una ceramica dalla piena dignità estetica, sottratta ad ogni sorta di compromissione nell’ambito dell’oggettistica d’uso. Basti pensare alla costituzione, nel 1987, del “Gruppo Artetempo”, promosso assieme ad altri noti artisti gravitanti a vario titolo nell’ambito castellano.

Ma soprattutto l’attività artistica propria del Maestro abruzzese possiede un rilievo autonomo, di tutto riguardo, a principiare dagli esordi degli anni Sessanta, quando, ancora giovanissimo, si rivelò assai attento pure al mondo del design e al dialogo tra ceramica e architettura. Progressivamente, Di Giosaffatte andò precisando una poetica di discendenza informale, che comunque coinvolgeva la presenza dell’uomo e della natura.

Di Giosaffatte ci appare innanzitutto uno straordinario conoscitore delle tecniche e dei materiali, prediligendo il grès e i semirefrattari, di cui apprezzava la “duttile plasticità” e la “capacità di restituzione del colore”. Il suo linguaggio è vibrante, ricco di preziosità che attestano l’approfondita conoscenza, messa a punto in mezzo secolo di attività appassionata, dei segreti della cottura, dell’iridescenza di smalti e lustri.

Attualmente, una decina di opere ceramiche del Maestro abruzzese trovano collocazione in contesti architettonici pubblici; mentre molte sue sculture di diversa grandezza, fino alle monumentali Colonne, sono conservate in strutture museali di varie parti d’Italia.

Carlo Fabrizio Carli